Sentenza 2374/1999 del 16 Marzo 1999 della Corte di Cassazione

E’ la prima sentenza della Cassazione che condanna la pratica anatocistica.

Solo nel 1999 infatti dopo decenni di applicazione dell’anatocismo trimestrale, la Corte di Cassazione ha invertito una prassi anche giuridica che durava da tempi evidenziando che l’anatocismo è illegittimo.

Erano comunque già passati ben 6 anni dopo il Testo Unico Bancario del 1993 e 7 anni dopo la Norma sulla trasparenza bancaria del 1992.

Nella sentenza infatti sta scritto :

E’ nulla la previsione contenuta nei contratti di conto corrente bancario, avente a oggetto la capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente – tanto più nel caso di contratti stipulati dopo l’entrata in vigore dell’articolo 4 della legge 17 febbraio 1992 n. 154 che vieta le clausole contrattuali di rinvio agli usi – giacché essa si basa su di un mero uso negoziale e non su di una vera e propria norma consuetudinaria e interviene anteriormente alla scadenza degli interessi.

In un’altra parte della sentenza i giudici della Cassazione scrivono:

il tradizionale orientamento (sull’interpretazione dell’art. 1283 c.c.) deve essere rivisto, anche alla luce delle obiezioni sollevate da una parte della dottrina e della giurisprudenza di merito, in quanto l’esistenza di un uso normativo idoneo a derogare ai limiti di ammissibilità dell’anatocismo previsti dalla legge appare più oggetto di una affermazione, basata su un incontrollabile dato di comune esperienza, che di una convincente dimostrazione.

Quindi concludono che:

gli interessi scaduti non possono produrre altri interessi ogni trimestre: al contrario di quanto sostenuto dagli istituti di credito non esiste un uso normativo che autorizzi il c.d. anatocismo al di fuori dei limiti imposti dalla legge. E’ quindi nulla l’eventuale clausola inserita dalla banca nel contratto e fatta sottoscrivere al cliente.

Quella clausola sugli interessi trimestrali che, per decenni, la banca ha considerato, a proprio favore, come degli usi normativi erano invece semplicemente una negoziazione imposta dalla banca al cliente, che l’hanno subita in modo passivo e a volte perfino inconsapevolmente.

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